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Collezione "Vorrei riabbracciarti". Ciò che ricordo di te.

"Talvolta ascolto le voci senza lasciarmi distrarre dalle parole che contengono. In quei momenti sono le anime che sento. Ciascuna ha la vibrazione che le è propria. Certe emettono solo note stonate: bisognerebbe che un Dio ne tendesse nuovamente le corde, come un cieco che accorda un pianoforte.".(Christian Bobin) (Slideshow, titolo e descrizione dell'opera sotto ogni foto. Inoltre si suggerisce l'ascolto dei brani strumentali riportati di seguito)
"Non tu, nè io, ma noi" - "Non tu, nè io, ma noi". Ci sono storie d'amore che nascono, crescono, trascorrendo la loro vita come una missione concepita da vivere insieme eternamente, oltre il confine del "finché morti non vi separi". Come il nonno e la nonna di Martina, circostanza che è per lei una causa di dolore e di gioia. Dolore dell'inaspettato nel vederli andar via a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro, e la gioia di aver potuto godere dell'amore di due persone che forse, non volevano restare lontani neppure un giorno, varcando mano nella mano le porte del paradiso. O semplicemente perchè erano riusciti a comprendere chiaramente lo scopo della loro chiamata su questa terra, che li avrebbe condotti a portarla a termine soltanto "insieme".  "Non tu, nè io, ma noi" è stata la testimonianza di un nonno premuroso e la generosità indiscussa di una nonna, che hanno saputo tracciare solchi profondi di fiducia, speranza, bontà nel cuore di Martina, consapevole dell'eredità ricevuta con tanto amore e che non l'abbandonerà "mai".
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"Non tu, nè io, ma noi"
"Non tu, nè io, ma noi". Ci sono storie d'amore che nascono, crescono, trascorrendo la loro vita come una missione concepita da vivere insieme eternamente, oltre il confine del "finché morti non vi separi". Come il nonno e la nonna di Martina, circostanza che è per lei una causa di dolore e di gioia. Dolore dell'inaspettato nel vederli andar via a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro, e la gioia di aver potuto godere dell'amore di due persone che forse, non volevano restare lontani neppure un giorno, varcando mano nella mano le porte del paradiso. O semplicemente perchè erano riusciti a comprendere chiaramente lo scopo della loro chiamata su questa terra, che li avrebbe condotti a portarla a termine soltanto "insieme". "Non tu, nè io, ma noi" è stata la testimonianza di un nonno premuroso e la generosità indiscussa di una nonna, che hanno saputo tracciare solchi profondi di fiducia, speranza, bontà nel cuore di Martina, consapevole dell'eredità ricevuta con tanto amore e che non l'abbandonerà "mai".
"Vorrei aver vissuto i ricordi che non ho" - Federica ha potuto godere del privilegio di conoscere la mamma, nei suoi primi quattro anni di vita. E poi, ha imparato a conoscerla più da vicino in due modi diametralmente opposti: dalla memoria del fratello più grande, dal papà che tanto l'ha amata, dai nonni, dalle zie, i nipoti, e attraverso la carezza della sua anima, profusa di un amore ancora poco compreso da Federica, dove l'essere in luce della mamma, riesce a placare però, ogni suo timore. "E pensare che nei tuoi sogni mamma, c'eravamo già io e Francesco". "Vorrei aver vissuto i ricordi che non ho" è ciò che talvolta costruisce nell'immaginario Federica, dove si lascia coccolare da un sogno e non un'idea astratta della mamma, riabbracciandola viva in una realtà parallela talvolta più autentica del mondo circostante e anche di un fervido ricordo. Perché lei sa che la sua mamma, è presente ogniqualvolta incontra l'amore.
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"Vorrei aver vissuto i ricordi che non ho"
Federica ha potuto godere del privilegio di conoscere la mamma, nei suoi primi quattro anni di vita. E poi, ha imparato a conoscerla più da vicino in due modi diametralmente opposti: dalla memoria del fratello più grande, dal papà che tanto l'ha amata, dai nonni, dalle zie, i nipoti, e attraverso la carezza della sua anima, profusa di un amore ancora poco compreso da Federica, dove l'essere in luce della mamma, riesce a placare però, ogni suo timore. "E pensare che nei tuoi sogni mamma, c'eravamo già io e Francesco". "Vorrei aver vissuto i ricordi che non ho" è ciò che talvolta costruisce nell'immaginario Federica, dove si lascia coccolare da un sogno e non un'idea astratta della mamma, riabbracciandola viva in una realtà parallela talvolta più autentica del mondo circostante e anche di un fervido ricordo. Perché lei sa che la sua mamma, è presente ogniqualvolta incontra l'amore.
“Cosa significa per me avere il tuo nome” - La donna con la camicia bianca, è Giovanna. La donna che vedete in foto è la nonna di Giovanna: nonna Giovanna. Entrambe hanno lo stesso nome, lo stesso sorriso, l’attenzione verso i propri cari. Esiste solo una differenza che attualmente le separa dall’essere davvero tanto simili: una delle due vive in Paradiso. Da come gli occhi di Giovanna parlano di lei, appannati da un lucido strato di lacrime, e dalla voce a tratti chiara, a volte con un’intonazione più bassa cercando attimi di silenzio per farsi forza nel trattenere l’involontario singhiozzo di pianto, emerge la fierezza di avere il nome come la sua nonna. Una così familiare coincidenza, che la nonna dimostrava affermandola molto spesso a chiunque la incontrasse. Quasi a voler urlare ai quattro venti: “Lei non è soltanto mia nipote. Lei è la mia eredità più grande. Lei farà meglio di me. Lei continuerà la strada dell’amore che ho seminato e che saprà raccogliere donandola al mondo”.
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“Cosa significa per me avere il tuo nome”
La donna con la camicia bianca, è Giovanna. La donna che vedete in foto è la nonna di Giovanna: nonna Giovanna. Entrambe hanno lo stesso nome, lo stesso sorriso, l’attenzione verso i propri cari. Esiste solo una differenza che attualmente le separa dall’essere davvero tanto simili: una delle due vive in Paradiso. Da come gli occhi di Giovanna parlano di lei, appannati da un lucido strato di lacrime, e dalla voce a tratti chiara, a volte con un’intonazione più bassa cercando attimi di silenzio per farsi forza nel trattenere l’involontario singhiozzo di pianto, emerge la fierezza di avere il nome come la sua nonna. Una così familiare coincidenza, che la nonna dimostrava affermandola molto spesso a chiunque la incontrasse. Quasi a voler urlare ai quattro venti: “Lei non è soltanto mia nipote. Lei è la mia eredità più grande. Lei farà meglio di me. Lei continuerà la strada dell’amore che ho seminato e che saprà raccogliere donandola al mondo”.
"Tu ed io. Io e te" - Ci sono legami che sembrano restare sospesi nell'aria e trasportati dall'amore eterno in ogni luogo, in ogni tempo. Grazia e Chiara, le due sorelle ritratte nella foto, sono riuscite a costruire questo tipo di legame, a prescindere dall’avvenuta separazione terrena che così precocemente, le ha slegate dal contatto umano. Perché l'amore è più forte della morte. Chiara è salita in cielo alcuni anni fa a causa di un tumore, e nonostante ancora in tenera età, la sua maturità spirituale, la capacità d'intraprendere decisioni, suggerire consigli, dirti apertamente le cose come in realtà erano, sono un vero e proprio bagaglio di saggezza ancora oggi per Grazia, nonostante fosse lei la sorella maggiore. La mancanza di una persona dal grintoso temperamento come Chiara e dalla sua spiccata, innata voglia di vivere, è stato determinante nell'instaurare il laccio che continua ad unire lei a Grazia. Un bisbiglio d'amore che pare sussurrare: "Tu ed io. Io e te".
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"Tu ed io. Io e te"
Ci sono legami che sembrano restare sospesi nell'aria e trasportati dall'amore eterno in ogni luogo, in ogni tempo. Grazia e Chiara, le due sorelle ritratte nella foto, sono riuscite a costruire questo tipo di legame, a prescindere dall’avvenuta separazione terrena che così precocemente, le ha slegate dal contatto umano. Perché l'amore è più forte della morte. Chiara è salita in cielo alcuni anni fa a causa di un tumore, e nonostante ancora in tenera età, la sua maturità spirituale, la capacità d'intraprendere decisioni, suggerire consigli, dirti apertamente le cose come in realtà erano, sono un vero e proprio bagaglio di saggezza ancora oggi per Grazia, nonostante fosse lei la sorella maggiore. La mancanza di una persona dal grintoso temperamento come Chiara e dalla sua spiccata, innata voglia di vivere, è stato determinante nell'instaurare il laccio che continua ad unire lei a Grazia. Un bisbiglio d'amore che pare sussurrare: "Tu ed io. Io e te".
"Una mantella grigia che mi copre ancora" - Lei è Stefania e quella in basso nella foto, è la nonna Caterina, salita in cielo quando Stefania aveva sette anni. Ogni persona instaura legami differenti con familiari e amici. Alcune di loro hanno un peso, un affetto che non necessariamente è lo stesso per qualcun altro. C’è chi ad esempio, sente la mancanza di una sorella più che di una mamma entrambe in paradiso e chi di un carissimo amico piuttosto che di un marito o una moglie perduta. Esistono svariate motivazioni di ragione e di cuore, forse neppure talvolta ricercate a fondo, per cui si creano dei legami che risultano essere emotivamente costruiti sulla roccia. Stefania con rammarico, commozione, ha pochi ricordi della nonna Caterina di cui spesso in famiglia, le ribadiscono la sua affinità caratteriale e l’impegno ligio a qualsiasi tipo di lavoro con appagante pazienza. Credo però che Stefania sia riuscita invece a conservare ciò che forse era giusto ricordare della nonna, rendendole memoria con la visione della piccola sedia dove la nonna Caterina riposava, avvolta dalla sua mantellina di lana grigia sulle spalle, e tenendo stretta quella sensazione viva ancora oggi nel suo batticuore, che le rammenta ciò che provava ogni volta, vedendola: pura serenità.
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"Una mantella grigia che mi copre ancora"
Lei è Stefania e quella in basso nella foto, è la nonna Caterina, salita in cielo quando Stefania aveva sette anni. Ogni persona instaura legami differenti con familiari e amici. Alcune di loro hanno un peso, un affetto che non necessariamente è lo stesso per qualcun altro. C’è chi ad esempio, sente la mancanza di una sorella più che di una mamma entrambe in paradiso e chi di un carissimo amico piuttosto che di un marito o una moglie perduta. Esistono svariate motivazioni di ragione e di cuore, forse neppure talvolta ricercate a fondo, per cui si creano dei legami che risultano essere emotivamente costruiti sulla roccia. Stefania con rammarico, commozione, ha pochi ricordi della nonna Caterina di cui spesso in famiglia, le ribadiscono la sua affinità caratteriale e l’impegno ligio a qualsiasi tipo di lavoro con appagante pazienza. Credo però che Stefania sia riuscita invece a conservare ciò che forse era giusto ricordare della nonna, rendendole memoria con la visione della piccola sedia dove la nonna Caterina riposava, avvolta dalla sua mantellina di lana grigia sulle spalle, e tenendo stretta quella sensazione viva ancora oggi nel suo batticuore, che le rammenta ciò che provava ogni volta, vedendola: pura serenità.
"Il sorriso che ho di te" - Perdere un padre o una madre, che tu sia piccolo, giovane, adulto, ha lo stesso valore in quanto al dolore provato. Sai perché? Perché "la misura dell'amore, è amare senza misura". E quando si ama senza misura l'amore che si custodisce nel cuore, non ha limiti, continuando a crescere, a crescere nell'infinito. Quando poi perdi il tuo papà come nel caso di Marianna, che l'ha visto andar via da adolescente, l'amore sembra arrestarsi nell'istante in cui si viene privati dal vedere il suo viso, ascoltare la sua voce, toccare le sue mani, convincendoti che l'amore si spenga contro la tua volontà e l'avvento naturale di ogni vita. E invece, nel mentre del suo ricordarlo, Marianna ha tenuto vivo quell'amore tra lei e il suo papà che ad oggi, è parso più forte di quanto forse immaginava. Tanto quanto quello che il papà Nino aveva voluto dimostrare con tutto sé stesso, ai suoi figli. Un legame d'amore che Marianna è riuscita a conservare nonostante i momenti della vita che l'hanno vista scoraggiata, confusa, arrabbiata, felice, senza quel confronto a tu per tu con il suo papà che lei amava e che "ama tanto". Ed è lì con lei, ieri, oggi, domani, nel sorriso di Marianna, e in tutti i sorrisi che per sempre, l'accompagneranno.
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"Il sorriso che ho di te"
Perdere un padre o una madre, che tu sia piccolo, giovane, adulto, ha lo stesso valore in quanto al dolore provato. Sai perché? Perché "la misura dell'amore, è amare senza misura". E quando si ama senza misura l'amore che si custodisce nel cuore, non ha limiti, continuando a crescere, a crescere nell'infinito. Quando poi perdi il tuo papà come nel caso di Marianna, che l'ha visto andar via da adolescente, l'amore sembra arrestarsi nell'istante in cui si viene privati dal vedere il suo viso, ascoltare la sua voce, toccare le sue mani, convincendoti che l'amore si spenga contro la tua volontà e l'avvento naturale di ogni vita. E invece, nel mentre del suo ricordarlo, Marianna ha tenuto vivo quell'amore tra lei e il suo papà che ad oggi, è parso più forte di quanto forse immaginava. Tanto quanto quello che il papà Nino aveva voluto dimostrare con tutto sé stesso, ai suoi figli. Un legame d'amore che Marianna è riuscita a conservare nonostante i momenti della vita che l'hanno vista scoraggiata, confusa, arrabbiata, felice, senza quel confronto a tu per tu con il suo papà che lei amava e che "ama tanto". Ed è lì con lei, ieri, oggi, domani, nel sorriso di Marianna, e in tutti i sorrisi che per sempre, l'accompagneranno.
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