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Collezione "Vinci il male con il bene". La possibilità di rinascere.

Quantificare, paragonare, creare similitudini o misurare il peso e le esperienze di una singola anima, è sminuirne il valore. Ogni persona da un nome alle proprie emozioni e in base ad esse, vive e si rapporta alla vita, con persone che soltanto a lui o lei, hanno determinato un bagaglio di sentimenti positivi o negativi. Quindi nessuno è al di sopra di un altro se pur di persone che abbiano vissuto una stessa vicenda, nello stesso ambito familiare e con le stesse persone. "Tu non sei me e io non sono te. Tu ci sei riuscito prima di me e io ci riuscirò in seguito. Tu non sei migliore di me e nè io lo sono di te, perchè siamo semplicemente eguali ma diversi". E chiunque è in grado d'imparare dai propri errori riparando per rinascere. Esiste un motivo per ogni male, ma esiste una motivazione interiore più forte fatta di bene, ricavando il buono da tutto e che si chiama: amore.
(Slideshow, titolo e descrizione dell'opera sotto ogni foto. Inoltre si suggerisce l'ascolto dei brani strumentali riportati di seguito) N.B. Prima di acquistare un'opera, scriverci andando su "contatti" inviando l'indirizzo completo, nome, cognome, a cui far recapitare l'opera in Stampa FineArt. I tempi di arrivo della merce ordinata, entro massimo 10 - 15 giorni.
"Il contrario di tutto" - Esiste il sinonimo e il contrario di ogni cosa, parola, circostanza. Opposti o convergenti. Bianco e nero. Alto e basso. Triste e allegro. Gioia e dolore. Bene e male. Luca è il protagonista di questa foto, il mio primogenito, che mette in luce la vittoria del bene sul male, e cioè ciò che lui ha scardinato di se stesso, ritrovando quell'equilibrio esistenziale dove ciascun essere umano si trova a dover ricercare consapevolmente o meno, in un'intera vita. Magari lottando contro ciò che può incattivirlo, e cioè: farsi prendere da ciò che è male. Ci sono battaglie con prove faticose che inducono a sporcare buona parte dell'anima, perdendo però soltanto momentaneamente contro il male, scegliendo da che parte stare e come vivere. Quelle battaglie che non finiscono sprofondando in un abisso, ma riuscendo a tirarsene fuori dal lato buono della vita, che è il cuore. Quando una persona decide il suo seguito, che sia dettato dal restare legato al vincolo dell'oscurità della terra, dell'abbattimento, nel credere di dover o voler mollare, oppure aggrappandosi alla luce di un bene totale che ovunque risana. E qui che subentra il contrario del perdere: prendere la decisione di rialzarsi e vincere sopra tutto il male, lavando via quello che ha annebbiato la ragione e il sentimento. L'esatto contrario di un male il cui simbolo viene debellato soltanto nei minimi particolari tesi ad allontanarlo, come ha fatto Luca continuamente grato a Dio: tre nove contro tre sei, il bene assoluto contro il male assoluto, riparare contro la distruzione, prodigio contro rovina, rivestirsi in un uomo nuovo contro il perire dai vecchi errori.
Al termine dell'ultimo scatto, Luca lancia uno slang descrivendo a suo modo, il contrario di tutto: "Ho ritrovato l'equilibrio dentro tutto questo Tao, che anche il fango può esser dolce come se fosse cacao" (Luka Ghost).
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450.00 EURStampa su Metacrilato pregiato spessore di 5 mm + Certificato di autenticità dell’autrice, A4 su carta Baryta alta qualità in Fine Art. Secondo le dimensioni dell’opera, cm: 90 x 50 = 450 50 x 100 = 450 40 x 100 = 450
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"Il contrario di tutto"
Esiste il sinonimo e il contrario di ogni cosa, parola, circostanza. Opposti o convergenti. Bianco e nero. Alto e basso. Triste e allegro. Gioia e dolore. Bene e male. Luca è il protagonista di questa foto, il mio primogenito, che mette in luce la vittoria del bene sul male, e cioè ciò che lui ha scardinato di se stesso, ritrovando quell'equilibrio esistenziale dove ciascun essere umano si trova a dover ricercare consapevolmente o meno, in un'intera vita. Magari lottando contro ciò che può incattivirlo, e cioè: farsi prendere da ciò che è male. Ci sono battaglie con prove faticose che inducono a sporcare buona parte dell'anima, perdendo però soltanto momentaneamente contro il male, scegliendo da che parte stare e come vivere. Quelle battaglie che non finiscono sprofondando in un abisso, ma riuscendo a tirarsene fuori dal lato buono della vita, che è il cuore. Quando una persona decide il suo seguito, che sia dettato dal restare legato al vincolo dell'oscurità della terra, dell'abbattimento, nel credere di dover o voler mollare, oppure aggrappandosi alla luce di un bene totale che ovunque risana. E qui che subentra il contrario del perdere: prendere la decisione di rialzarsi e vincere sopra tutto il male, lavando via quello che ha annebbiato la ragione e il sentimento. L'esatto contrario di un male il cui simbolo viene debellato soltanto nei minimi particolari tesi ad allontanarlo, come ha fatto Luca continuamente grato a Dio: tre nove contro tre sei, il bene assoluto contro il male assoluto, riparare contro la distruzione, prodigio contro rovina, rivestirsi in un uomo nuovo contro il perire dai vecchi errori.
Al termine dell'ultimo scatto, Luca lancia uno slang descrivendo a suo modo, il contrario di tutto: "Ho ritrovato l'equilibrio dentro tutto questo Tao, che anche il fango può esser dolce come se fosse cacao" (Luka Ghost).
"Vinco l'inettitudine con la capacità" - L'insicurezza, il disagio, l'inadeguatezza sono state la causa che hanno determinato un freno alla crescita spirituale durato diversi anni, nella vita di Rossella. Timore di accudire la nonna, timore di ferirla, avere nei suoi confronti qualche mancanza, disattenzione, o forse, temere in una responsabilità che considerava più grande rispetto alle poche esperienze vissute nella propria vita e che le avrebbero potuto dare la possibilità di far esprimere quelle capacità ancora a lei sconosciute. Ad un certo punto della sua vita però, quel volto velato d'inettitudine, è stato sconfitto dalla caparbietà, decidendo di evitare l'arrivo di un'occasione propizia per farsi le ossa e di credere invece con determinazione, in se stessa. Strappando quella rete che la separava dal vivere con gioia e appieno la propria vita.
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"Vinco l'inettitudine con la capacità"
L'insicurezza, il disagio, l'inadeguatezza sono state la causa che hanno determinato un freno alla crescita spirituale durato diversi anni, nella vita di Rossella. Timore di accudire la nonna, timore di ferirla, avere nei suoi confronti qualche mancanza, disattenzione, o forse, temere in una responsabilità che considerava più grande rispetto alle poche esperienze vissute nella propria vita e che le avrebbero potuto dare la possibilità di far esprimere quelle capacità ancora a lei sconosciute. Ad un certo punto della sua vita però, quel volto velato d'inettitudine, è stato sconfitto dalla caparbietà, decidendo di evitare l'arrivo di un'occasione propizia per farsi le ossa e di credere invece con determinazione, in se stessa. Strappando quella rete che la separava dal vivere con gioia e appieno la propria vita.
"La mia scelta" - Esiste sempre una seconda scelta rispetto al male nella vita di una persona, fatta di bene. La prima scelta di Clemente è stata verso ciò che credeva "non fosse grave o malevole" fino a cadere nel fondo di un impossibile ritorno, dove invece poteva rinascere, scoprendo di poter fare ancora una scelta diversa, e cioè: quella di salvarsi con la "buona volontà". Dal fango di alcol che lentamente stava coprendo mente e cuore, ragione e anima, amor proprio e famiglia, Clemente ha preso coscienza della sua dipendenza, lasciando il posto a quella realtà con cui fare i conti. La paura di non poter riabbracciare le figlie e la moglie, è stato il fattore determinante che l'ha spinto a reagire e a combattere. Ma la resilienza nel rinsavire, ha avuto la meglio su quel male oscuro, che impediva di far sbocciare la bellezza di una persona che doveva invece seguire il richiamo alla vita, per diventare poi, quella che era nata ad essere. La bellezza di un fiore di Loto infatti, sta nel nascere e riuscire a sopravvivere anche nell'imperversare di un fango che frena le sue radici.
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"La mia scelta"
Esiste sempre una seconda scelta rispetto al male nella vita di una persona, fatta di bene. La prima scelta di Clemente è stata verso ciò che credeva "non fosse grave o malevole" fino a cadere nel fondo di un impossibile ritorno, dove invece poteva rinascere, scoprendo di poter fare ancora una scelta diversa, e cioè: quella di salvarsi con la "buona volontà". Dal fango di alcol che lentamente stava coprendo mente e cuore, ragione e anima, amor proprio e famiglia, Clemente ha preso coscienza della sua dipendenza, lasciando il posto a quella realtà con cui fare i conti. La paura di non poter riabbracciare le figlie e la moglie, è stato il fattore determinante che l'ha spinto a reagire e a combattere. Ma la resilienza nel rinsavire, ha avuto la meglio su quel male oscuro, che impediva di far sbocciare la bellezza di una persona che doveva invece seguire il richiamo alla vita, per diventare poi, quella che era nata ad essere. La bellezza di un fiore di Loto infatti, sta nel nascere e riuscire a sopravvivere anche nell'imperversare di un fango che frena le sue radici.
"La luce oltre lo specchio" - Lei è Roberta. Roberta ha soli quindici anni ma ha già affrontato, sconfitto e superato interiormente, una buona battaglia. La ragione per cui definisco buona la sua battaglia, risiede dal fatto che, per mezzo di essa, ha ritrovato la luce che nei suoi occhi era stata soffocata dalla distorsione di se stessa, abbandonandosi all’irragionevole vuoto dell’anoressia. Camuffando il dolore di una perdita con la morte della cara nonna e del rischio di una nuova che incombeva su suo padre, Roberta ha creduto che l’appagamento del non mangiare, fosse un sinonimo di felicità. Mentre invece lentamente faceva crescere la frustrazione del suo preoccupante silenzio, il dolore e smarrendo la strada per ritornare nella sua casa interiore. E d’improvviso che un giorno, guardandosi in uno specchio, Roberta è rinsavita pensando con ragion di logica: “Ho tredici anni, ma perché non posso fare le cose come gli altri adolescenti?”. Partendo da quella domanda, che la luce, la forza nascosta sotto i cumuli d’insicurezza, ha preso il sopravvento sulla sua “buona” volontà, che le ha permesso in bene di rivedere, la sua luce oltre lo specchio.
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"La luce oltre lo specchio"
Lei è Roberta. Roberta ha soli quindici anni ma ha già affrontato, sconfitto e superato interiormente, una buona battaglia. La ragione per cui definisco buona la sua battaglia, risiede dal fatto che, per mezzo di essa, ha ritrovato la luce che nei suoi occhi era stata soffocata dalla distorsione di se stessa, abbandonandosi all’irragionevole vuoto dell’anoressia. Camuffando il dolore di una perdita con la morte della cara nonna e del rischio di una nuova che incombeva su suo padre, Roberta ha creduto che l’appagamento del non mangiare, fosse un sinonimo di felicità. Mentre invece lentamente faceva crescere la frustrazione del suo preoccupante silenzio, il dolore e smarrendo la strada per ritornare nella sua casa interiore. E d’improvviso che un giorno, guardandosi in uno specchio, Roberta è rinsavita pensando con ragion di logica: “Ho tredici anni, ma perché non posso fare le cose come gli altri adolescenti?”. Partendo da quella domanda, che la luce, la forza nascosta sotto i cumuli d’insicurezza, ha preso il sopravvento sulla sua “buona” volontà, che le ha permesso in bene di rivedere, la sua luce oltre lo specchio.
"L'equilibrio fra ragione e cuore" - Mettere equilibrio nella propria vita interiore, non è semplice, perché il modo di approcciarsi a certe situazioni, la forza d’animo, l’emozioni date dall’esperienze passate vissute in prima persona e che ne forgiano il cuore, determinano conseguenze sulle scelte future, atteggiamenti unici durante la crescita personale, assolutamente differenti per ciascun essere umano. Forse simili, ma mai uguali. Antonella ha combattuto sin da piccola, in seguito alla scomparsa del suo papà quando lei era in tenera età, contro un male sconosciuto, incompreso, che ha involontariamente creato uno squilibrio tra la mente e il cuore: ansia, attacchi di panico, sino ad addentrarsi nel primo buio della depressione e costringendola a fare uso di medicinali che in un modo o in un altro, le impedivano di essere totalmente sé stessa. Di poter uscire con le proprie forze da un tunnel di pensieri e sensazioni davvero negativi, brutti sul valore della sua vita, sui suoi comportamenti, sul come vivere la vita. Partendo da adulta per un viaggio studio però, allontanata dalla certezza di una vita familiare e dai suoi cari, quel male sconosciuto che sembrava aver superato, si è prepotentemente ripresentato con maggior audacia. Antonella però ancora una volta non si è arresa, nonostante quello squilibrio oscuro voleva convincerla di mollare, ha continuato a combattere come mai aveva fatto, aggiungendo tanta preghiera e il pensiero rivolto al padre portato con sé in una foto appoggiata sul cuore. L’equilibrio fra la ragione e il cuore ora ha vinto, e nella luce interiore di Antonella, lei sa con certezza che esso ha un peso eguale nel valere, nel potersi far valere e di vincere su ogni male.
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"L'equilibrio fra ragione e cuore"
Mettere equilibrio nella propria vita interiore, non è semplice, perché il modo di approcciarsi a certe situazioni, la forza d’animo, l’emozioni date dall’esperienze passate vissute in prima persona e che ne forgiano il cuore, determinano conseguenze sulle scelte future, atteggiamenti unici durante la crescita personale, assolutamente differenti per ciascun essere umano. Forse simili, ma mai uguali. Antonella ha combattuto sin da piccola, in seguito alla scomparsa del suo papà quando lei era in tenera età, contro un male sconosciuto, incompreso, che ha involontariamente creato uno squilibrio tra la mente e il cuore: ansia, attacchi di panico, sino ad addentrarsi nel primo buio della depressione e costringendola a fare uso di medicinali che in un modo o in un altro, le impedivano di essere totalmente sé stessa. Di poter uscire con le proprie forze da un tunnel di pensieri e sensazioni davvero negativi, brutti sul valore della sua vita, sui suoi comportamenti, sul come vivere la vita. Partendo da adulta per un viaggio studio però, allontanata dalla certezza di una vita familiare e dai suoi cari, quel male sconosciuto che sembrava aver superato, si è prepotentemente ripresentato con maggior audacia. Antonella però ancora una volta non si è arresa, nonostante quello squilibrio oscuro voleva convincerla di mollare, ha continuato a combattere come mai aveva fatto, aggiungendo tanta preghiera e il pensiero rivolto al padre portato con sé in una foto appoggiata sul cuore. L’equilibrio fra la ragione e il cuore ora ha vinto, e nella luce interiore di Antonella, lei sa con certezza che esso ha un peso eguale nel valere, nel potersi far valere e di vincere su ogni male.
"E mentre risalgo, che mi spoglio degli abiti attribuitemi dal bullismo" - Accettarsi esteriormente è strettamente legato all'accettazione di sé stessi, con tutto il bagaglio di cose buone e cose meno buone, di male e di bene, adattandosi con amore alla propria bellezza interiore che esteriore. Dietro ad un'insicurezza, o un malessere che distorce la visione dell'aspetto fisico imperfetto in chiunque, vi è alla base una motivazione scatenante, come una vicenda che ha influenzato emotivamente e negativamente un'anima. Federica sin da piccola ha messo in luce una predisposizione alla sensibilità fragile, dove le influenze esterne riuscivano a donarle emozioni grandi di positività o inversamente, ripercussioni di autostima a cui difficilmente riusciva a ribellarsi. Su tale ragione che da bambina è stata una facile preda, vittima del bullismo, sia a scuola che fra i suoi pseudo amici del tempo. Veniva bullizzata su tutto, dall'aspetto fisico, un taglio di capelli, gli abiti, il modo di parlare, di camminare, gesticolare, isolandosi in un mondo segreto dove il pianto e il disprezzo talvolta verso sé stessa, hanno fatto da trampolino alla convinzione di non essere bella né fuori, ma neppure dentro. Condizionando buona parte della sua vita con la quale ancora oggi, lotta risalendo per farla emergere. E così passo dopo passo, Federica negli anni ha fatto un gran lavoro spirituale, mentale, visivo nell'affermare la sua persona, con il rammarico però di dover combattere purtroppo, contro certe ferite ancora poco rimarginate. Un contro che prima o poi, si trasformerà in un incontro. L'incontro con la bellezza di sé stessa.
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450.00 EURStampa su Metacrilato pregiato spessore di 5 mm + Certificato di autenticità dell’autrice, A4 su carta Baryta alta qualità in Fine Art. Secondo le dimensioni dell’opera, cm: 90 x 50 = 450 50 x 100 = 450 40 x 100 = 450
400.00 EURStampa su Metacrilato pregiato spessore di 5 mm + Certificato di autenticità dell’autrice, A4 su carta Baryta alta qualità in Fine Art. Secondo le dimensioni dell’opera, cm: 50 x 50 = 400 75 x 50 = 400 50 x 60 = 400
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"E mentre risalgo, che mi spoglio degli abiti attribuitemi dal bullismo"
Accettarsi esteriormente è strettamente legato all'accettazione di sé stessi, con tutto il bagaglio di cose buone e cose meno buone, di male e di bene, adattandosi con amore alla propria bellezza interiore che esteriore. Dietro ad un'insicurezza, o un malessere che distorce la visione dell'aspetto fisico imperfetto in chiunque, vi è alla base una motivazione scatenante, come una vicenda che ha influenzato emotivamente e negativamente un'anima. Federica sin da piccola ha messo in luce una predisposizione alla sensibilità fragile, dove le influenze esterne riuscivano a donarle emozioni grandi di positività o inversamente, ripercussioni di autostima a cui difficilmente riusciva a ribellarsi. Su tale ragione che da bambina è stata una facile preda, vittima del bullismo, sia a scuola che fra i suoi pseudo amici del tempo. Veniva bullizzata su tutto, dall'aspetto fisico, un taglio di capelli, gli abiti, il modo di parlare, di camminare, gesticolare, isolandosi in un mondo segreto dove il pianto e il disprezzo talvolta verso sé stessa, hanno fatto da trampolino alla convinzione di non essere bella né fuori, ma neppure dentro. Condizionando buona parte della sua vita con la quale ancora oggi, lotta risalendo per farla emergere. E così passo dopo passo, Federica negli anni ha fatto un gran lavoro spirituale, mentale, visivo nell'affermare la sua persona, con il rammarico però di dover combattere purtroppo, contro certe ferite ancora poco rimarginate. Un contro che prima o poi, si trasformerà in un incontro. L'incontro con la bellezza di sé stessa.
"Quel che so di me, è che ha vinto la mia vita" - La prima cosa che forse può balenare nella mente di una persona ascoltando la storia di Pamela, è chiedersi: "Perché una cosa così brutta, è accaduta ad una ragazzina? Perché esiste il male? Perché Dio lo permette?". Domande che forse resteranno nel mistero del senso della vita, eterno della mente di Dio, ma che per svariate ragioni, col senno del poi, ti forniscono possibili risposte che non coincidono sempre a quelle che ci si aspetterebbe. E dal racconto di Pamela, è emerso un suo talento innato al coraggio, alla speranza, alla consapevolezza della propria vittoria col bene. Appena adolescente, Pamela ha scoperto di avere un tumore: il Linfoma di Hodgkin. La prima comprensibile reazione di Pamela fu un pianto, l'unico però che ricorda, e poi molta rabbia. Rabbia che Pamela ha saputo sapientemente sfruttare come arma per sconfiggere quel male oscuro che era entrato nella sua vita, prendendola di soppiatto alle spalle e capovolgendo le sue prospettive. Una vita che Pamela ha dovuto affrontare non con poche difficoltà, dalle quali voleva a tutti i costi risorgere. Ripartendo dalla sua poca autostima, da una depressione che macerava involontariamente nella sua mente, e poi liberando il cuore dal veleno di un bullismo serrato, di chi per invidia rifiutava l'idea di vedere una ragazza talmente determinata a vivere, da sconfiggere prima contro un tumore, e poi recuperando egregiamente mesi di studio con le sue sole forze. Probabilmente il male si accanisce maggiormente su chi ha una sensibilità apparentemente debole, nella quale invece attinge la forza d'animo più grande esistente al mondo, che chiamiamo "amore", mezzo per cui sì rimane ben saldi dalla parte del bene. Quel che sa Pamela di sé stessa, senza gonfiarsi o minimizzare chi affronta lotte dal peso obiettivamente minore di ciò che lei ha affrontato, è che la sua vita ha vinto. Certezza che lascia intravedere l'umiltà, la sua coscienza di essere in un viaggio temporaneo su questa terra, dove chiunque ha una missione e ostacoli che forse, vorrebbe poter vincere esattamente come lei.
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"Quel che so di me, è che ha vinto la mia vita"
La prima cosa che forse può balenare nella mente di una persona ascoltando la storia di Pamela, è chiedersi: "Perché una cosa così brutta, è accaduta ad una ragazzina? Perché esiste il male? Perché Dio lo permette?". Domande che forse resteranno nel mistero del senso della vita, eterno della mente di Dio, ma che per svariate ragioni, col senno del poi, ti forniscono possibili risposte che non coincidono sempre a quelle che ci si aspetterebbe. E dal racconto di Pamela, è emerso un suo talento innato al coraggio, alla speranza, alla consapevolezza della propria vittoria col bene. Appena adolescente, Pamela ha scoperto di avere un tumore: il Linfoma di Hodgkin. La prima comprensibile reazione di Pamela fu un pianto, l'unico però che ricorda, e poi molta rabbia. Rabbia che Pamela ha saputo sapientemente sfruttare come arma per sconfiggere quel male oscuro che era entrato nella sua vita, prendendola di soppiatto alle spalle e capovolgendo le sue prospettive. Una vita che Pamela ha dovuto affrontare non con poche difficoltà, dalle quali voleva a tutti i costi risorgere. Ripartendo dalla sua poca autostima, da una depressione che macerava involontariamente nella sua mente, e poi liberando il cuore dal veleno di un bullismo serrato, di chi per invidia rifiutava l'idea di vedere una ragazza talmente determinata a vivere, da sconfiggere prima contro un tumore, e poi recuperando egregiamente mesi di studio con le sue sole forze. Probabilmente il male si accanisce maggiormente su chi ha una sensibilità apparentemente debole, nella quale invece attinge la forza d'animo più grande esistente al mondo, che chiamiamo "amore", mezzo per cui sì rimane ben saldi dalla parte del bene. Quel che sa Pamela di sé stessa, senza gonfiarsi o minimizzare chi affronta lotte dal peso obiettivamente minore di ciò che lei ha affrontato, è che la sua vita ha vinto. Certezza che lascia intravedere l'umiltà, la sua coscienza di essere in un viaggio temporaneo su questa terra, dove chiunque ha una missione e ostacoli che forse, vorrebbe poter vincere esattamente come lei.
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